L’Isola d’Elba è una delle località perfette per una breve ciclovacanza perchè è facilmente raggiungibile con il traghetto in un’ora da Piombino, le navi partono ogni 30 minuti circa. L’isola a Giugno non è ancora molto trafficata ma la bellezza del mare, delle coste, delle strade piene di continui dislivelli e della natura rigogliosa, consentono di apprezzare al massimo le passeggiate in bici lungo le vie e gli sterrati che si alternano all’interno dell’isola. Abbiamo deciso di sostare per 3 notti in campeggio pertanto il necessario per il cicloviaggio è stato il seguente:
– gravel cinelli hobootleg geo 2020 (montata con ruote 2.25)
– tenda 2 posti + materassino + sacco a pelo
– abbigliamento tecnico bici + antipioggia
– costume + telo mare
– abbigliamento casual
– kit riparazione bici + multitool + power bank + luci

Giorno 1 – Roma > Piombino > Portoferraio > Enfola
Per ottimizzare i tempi abbiamo preso il primo treno per Piombino Marittima da Roma Ostiense che parte alle 10.23, cambio a Campiglia Marittima intorno alle 13.00 e arrivo alle 14.00 al porto di Piombino. La nave è partita puntualmente alle 14.30, in un’oretta si arriva a Portoferraio, tempo di risistemare i bagagli e l’avventura può iniziare.
La prima tappa è stata raggiungere il “Camping Enfola”, nell’omonima località a circa 7 km da Portoferraio. Il campeggio è molto curato, riusciamo a farci assegnare una piazzola sulla scogliera. Il panorama si mostra già interessante ma solo la sera e alle prima luci dell’alba darà il massimo. Sistemate le tende e scaricate le bici dai bagagli procediamo nuovamente verso Portoferraio, visitiamo il Museo Archeologico e facciamo un giro per il centro storico della città.

La lunga giornata si conclude con la cena al ristorante “Da Gianni” specializzato nelle orecchiette pugliesi fatte in casa… Veramente ottime! Anche il pesce che ci è stato servito era veramente di qualità e molto fresco.
Giorno 2 – Enfola > Capoliveri > Porto Azzurro
La notte trascorre abbastanza serena, il campeggio è silenzioso ma alcuni gabbiani hanno deciso che il nostro sonno dovesse essere interrotto… pertanto ci svegliamo intorno alle 6.30 e questo panorama ci fa evitare di imprecare contro i gabbiani per apprezzare la meraviglia offerta dalla vista dalla scogliera dove sono sistemate le tende.

Decidiamo di dedicare questa prima intera giornata sull’isola all’interno del bike park di Capoliveri. Questa città era un tempo la sede della miniera da cui veniva estratto il ferro ed altri minerali e che fecero la fortuna dell’isola a cavallo tra 800 e 900. Attualmente è tutto abbandonato ma le strade sterrate delle miniere sono diventate un enorme Bike Park e molti biker conoscono Capoliveri per la famosa “Legend Cup” che ogni anno si corre su queste strade. Giunti a Capoliveri ci dirigiamo verso il belvedere, la strada che costeggia per alcuni km la montagna, che dopo poco diventa sterrata e da cui si aprono dei panorami stupendi. La prima tappa è il “Museo della Vecchia Officina“, alle porte della Miniera di Calamita, sull’omonimo monte, un luogo che fa tornare con la mente indietro di molti anni e che fa capire gli enormi sforzi fatti dai lavoratori di un tempo nelle miniere e quanto fosse faticosa la loro vita. Lasciato il museo ci dirigiamo verso la “Miniera del Vallone” dove sono presenti gli scheletri dei macchinari utilizzati per il trasporto e la lavorazione dei minerali. Per raggiungere la Miniera del Vallone si passa in alcuni tratti lungo una ex ferrovia e poi si scende lungo una strada molto ripida e sconnessa, bisogna prestare molta attenzione.

Una volta arrivati si rimane subito colpiti da un mix di colori: la roccia bianca della scogliera, il verde del mare, il nero della sabbia, il giallo ocra di alcune pietre e la ruggine delle impalcature rimaste abbandonate da decenni. Lo scenario è surreale, sembra di essere all’interno di un film o di un videogioco, assolutamente da non perdere e poi il silenzio e il rumore delle onde e qualche angusto rumore proveniente dalle impalcature fatiscenti rende tutto molto più tetro e affascinante.
Risaliamo dalla Miniera per tornare sulla strada e proseguiamo verso est per raggiungere la spiaggia di Remaiolo. Facciamo prima una breve sosta pranzo alla Tenuta delle Ripalte, un luogo molto esclusivo e curato dove ci riposiamo un po’ e pranziamo per poi ripartire. Proprio il custode della Tenuta ci spiega che l’accesso alla strada che porta alla spiaggia non è consentito pertanto utilizziamo una stradina sterrata che poi si ricongiunge con la strada interdetta ed arriviamo finalmente alla spiaggia. Ci prendiamo un po’ di tempo per un bagno, un po’ di relax, una bibita fresca al bar sulla spiaggia per poi risalire fino a tornare a Capoliveri facendo la strada a ritroso della mattina.
Sebbene il caldo e i molti dislivelli affrontati, sentiamo che ancora la stanchezza non ci ha vinti e pertanto decidiamo di tornare verso il campeggio passando prima per Porto Azzurro. Quest’ultimo si raggiunge abbastanza agevolmente, arrivati facciamo una lenta passeggiata per il lungomare dove si alternano negozi e negozietti dei più svariati e di fronte il porto con barche di tutti i tipi dalle “bagnarole” agli yacht extra lusso. Proseguiamo la passeggiata fino alla fine del lungomare poi lasciamo le bici e proseguiamo a piedi il cammino lungo la “Passeggiata Carmignani” per visitare “Forte Longone”, un antico forte costruito sotto la dominazione Spagnola, un tempo dimora di Napoleone ed ora convertito in un carcere.

Un po’ di stanchezza comincia a farsi sentire e riprendiamo la strada del campeggio ma prima ci fermiamo a cena in una caratteristica pizzeria di Portoferraio chiamata “Castagnacciaio”, in zona centrale, particolare per la pizza di farina di ceci e per le pizze rettangolari cotte in forno a legna su specifiche teglie.

Gli ultimi 7 km da Portoferraio a Enfola fatti al buio, con le sole luci della bici, la strada semi deserta, il silenzio, ci aiutano ad apprezzare ancora di più il meritato riposo di cui godremo non appena raggiunto il campeggio.
Giorno 3 – Enfola > Monte Perone > Marciana > Fetovaia
La giornata si presenta abbastanza impegnativa, decidiamo di raggiungere la vetta del Monte Perone (630 m s.l.m) alternando strada e sterrato. Non conosciamo minimamente i sentieri e ci affidiamo al navigatore del cellulare. Superata la località Colle di Procchio involontariamente passiamo per qualche km all’interno di un single track e purtroppo, oltre all’emozione di un sentiero dove il guardrail era fatto dagli alberi di ginepro, buco la ruota anteriore. Fortunatamente sono solo io a bucare nonostante il percorso fosse poco battuto e molto impervio.

L’acqua comincia a scarseggiare, il caldo è già molto intenso e non si vedono fontane né attività nei paraggi. Con un po’ di fortuna incrociamo un contadino molto simpatico e gentile che ci permette di prendere l’acqua per noi e le nostre borracce ormai a secco. Mentre conversiamo ci illustra la sua filosofia di agricoltura a impatto zero fatta di prodotti completamente bio a cui non somministra neanche il verderame. Ci invita ad assaggiare alcune delle fragole disponibili nell’orto… Ne cogliamo qualcuna, veramente buonissime. Ci spiega inoltre che sta avviando una produzione 100% naturale di marmellate, miele e ci promette che l’indomani mattina verrà al campeggio per portarci i propri prodotti visto che al momento non eravamo in grado di trasportarli in bici. Ripresa la strada procediamo bene fino a poco prima del paesino di Sant’Ilario. Sempre per seguire le indicazioni del navigatore, prendiamo il sentiero che porta alla vetta e che sembra inizialmente facilmente percorribile. Il percorso man mano che si sale diventa sempre più impervio con pendenze a volte significative, terreno su roccia sconnesso, e soprattutto il caldo che avanza e rende la salita ancora più dura. Nonostante tutto arriviamo in cima abbastanza provati ma soddisfatti per il dislivello e per il paesaggio molto bello, l’odore di rosmarino selvatico, di abete e salsedine ci hanno accompagnato per tutto il percorso.

Dopo una breve sosta per il pranzo in località “Poggio” proseguiamo per Marciana e seguiamo la SP25 che costeggia tutta la montagna ed offre uno spettacolo alla vista veramente notevole, destinazione spiaggia di Fetovaia.
Raggiunta una delle spiagge più belle dell’Elba, ci godiamo un po’ di sole dopo un bagno tra l’acqua cristallina e la spiaggia di sabbia fina. Un paio d’ore di riposo e si torna al campeggio percorrendo gli ultimi 30 km.
Giorno 4 – Enfola > Rio Nell’Elba > Portoferraio > Piombino > Campiglia Marittima > Roma
La mattina come promesso si è presentato il contadino del giorno prima e ci ha portato i suoi prodotti. Marmellata di fragola bio, miele bio e composta di cipolle da abbinare ai formaggi sono stati i miei acquisti. Devo dire ottimi prodotti, genuini e molto saporiti.
Dopo aver risistemato le tende e i bagagli che fortunatamente abbiamo lasciato ad un amico che li riporterà in macchina, ci dirigiamo verso Rio nell’Elba per tornare in una delle prime salite che mi ha impegnato quando facevo i primi passi nel mondo delle due ruote: il Volterraio. Rimane sempre una salita di tutto rispetto soprattutto quando fa molto caldo e si sentono i km e le salite dei giorni passati.

Ripresa la strada del ritorno arriviamo a Portoferraio con congruo anticipo per rifocillarci un po’ e per attendere la partenza del traghetto. Arrivati alla banchina e non trovando la nave chiediamo qualche informazione e scopriamo che la nostra tratta delle 14.30 è stata soppressa. Nessuno ci ha avvertito, abbiamo dovuto prendere il traghetto successivo delle 15.00 ma la cosa più drammatica era la coincidenza con il treno. Piombino-Campiglia marittima delle 16.08 non potevamo più prenderlo dal momento che siamo scesi dalla nave alle 16.11. L’unica alternativa era quella di arrivare a Campiglia Marittima in bici, ovvero prendere il treno alle 16.51, percorrere cioè 18 km in 40 minuti esatti mettendo una media di circa 27 km/h con i bagagli e sotto il sole bollente del primo pomeriggio. Non so come ma ce l’abbiamo fatta… è stata una vera impresa, non ci credevamo neanche noi, ma anche questo è il bello di questa tipologia di viaggi… Affrontare gli inconvenienti e gioire se riesci a superarli nel migliore dei modi o trovare comunque una soluzione per uscirne.
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