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Cicloviaggio in Grecia – Giorno 1: Volo, da Salonicco a Methoni

18 Agosto 201924 Febbraio 2020 By Adriano

ORE 7.20, SI PARTE. SALONICCO… ARRIVO!
​La sveglia è suonata abbastanza presto, fortunatamente i bagagli erano già tutti pronti, ho solo dovuto sistemare le ultime cose. Il mio amico Emanuele mi ha dato una mano per caricare lo scatolone con la bici in macchina e mi ha dato un passaggio fino all’aeroporto di Ciampino.
L’imbarco all’aeroporto di Ciampino è abbastanza semplice, dapprima di passa al checkin per i bagagli ordinari. Una volta imbarcati i bagagli viene apposta un’etichetta sullo scatolone della bici. Dato il peso e il volume dello scatolone è sempre conveniente procurarsi uno dei carrelli portapacchi generalmente disponibili in tutti gli aeroporti. Non sono sempre di facile reperimento ma se controllate in qualche angolo si trovano sempre o quasi.
A Ciampino bisogna dirigersi in un apposito ingresso per l’imbarco dei bagagli ingombranti come lo scatolone della bici. Il bagaglio viene posizionato su un rullo e viene scansionato ai raggi X. Successivamente finisce la corsa su una pedana dove un addetto provvede a ritirarla e a portarla ‘delicatamente’ (meglio non vedere come viene movimentato lo scatolone… ne va della vostra salute!) Ricordatevi di impacchettare per bene la vostra compagna di viaggio inserendo quanti più elementi assorbenti potete per contenere urti e colpi accidentali: carta a bolle, cartone, polistirolo, ecc.

RIMONTO LA BICI E SI INIZIA A PEDALARE
Il volo è partito puntuale alle 7.20 ed è arrivato alle 10.00 circa (ora locale, c’è 1 ora di fuso orario con la Grecia rispetto all’Italia).
Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, l’arrivo del bagaglio speciale, ovvero la mia bici, è stato più rapido di quelli ordinari. C’è un addetto che provvede a trasportare i bagagli voluminosi nei pressi del rullo trasportatore dove si attende l’arrivo delle altre borse. Recuperate tutte le mie cose mi sono diretto all’esterno dell’aeroporto per rimontare la bici e sistemare le sacche.
In genere cerco qualche zona riparata dal passaggio dei pedoni per non creare intralcio, all’ombra perchè, almeno d’estate, il sole si fa sentire e abbastanza spazioso perchè le operazioni di rimontaggio della bici richiedono un minimo di spazio per stare comodi.
Pochi passaggi (manubrio, pedali, ruote, deragliatore, portapacchi) e la bici è nuovamente in grado di mangiare l’asfalto. Faccio un giro di prova per verificare che sia tutto ok, in genere c’è da dare una piccola regolazione al cambio… e così è stato anche stavolta. Sistemo le borse anteriori e posteriori, si parte!

SALONICCO… UN LUNGOMARE BIKE FRIENDLY
Dall’aeroporto raggiungo la città di Salonicco che dista circa una ventina di km; la strada non è delle migliori perchè purtroppo è molto trafficata e a rapido scorrimento. Difficile fare stradine secondarie, in genere vicino alle città più popolose è sempre così.
Salonicco è sempre molto accogliente, ed è migliorata molto in questi anni, il lungomare è stato reso molto vivibile, ci sono ampi spazi attrezzati per fare ginnastica all’aria aperta, panchine e tavoli, aree verdi e una ciclabile che costeggia il porto e tutto il lungomare.


Se capitate verso l’ora di pranzo o cena dalle parti di Salonicco non potete non provare un locale poco distante il lungomare all’altezza del molo principale che si chiama “Tiganies & Sxares”. Troverete diversi ristorantini in una pizzetta molto turistica. Questo locale mi ha colpito perchè cucinano delle polpette speziate veramente molto buone, già le conoscevo da precedenti viaggi a Salonicco e avevo voglia di riprovarle… devo dire che anche stavolta le polpette non hanno tradito le aspettative.

​PARCO NAZIONALE DELL’AXIOS DELTA
Lascio Salonicco e mi dirigo verso il Parco Nazionale dell’Axios Delta. Premetto che prima di partire per questo viaggio e di essermi documentato non avevo alcuna idea che esistesse questo posto. Non è molto famoso ma è un posto veramente particolare dal punto di vista naturalistico. Si possono trovare molte specie di uccelli, un ecosistema veramente vario. Questa zona si trova sul delta di un insieme di fiumi e corsi d’acqua, tra cui ovviamente il fiume Axios che da il nome al Parco. Attraversare questo territorio in bici è un’esperienza difficile da dimenticare, mare da una parte, lagune, fiumi, risaie dall’altra, svariate tipologie di uccelli che popolano la zona, ne riesco a distinguere solo alcuni: aironi bianchi e cinerini, alcuni rapaci, gabbiani. Non sono riuscito a vedere neanche un fenicottero benchè nelle varie guide se ne facesse menzione… forse non è il periodo giusto o forse non sono stato fortunato.

“Il camminare presuppone che a ogni passo il mondo cambi in qualche suo aspetto e pure che qualcosa cambi in noi“

Italo Calvino

Purtroppo la cura con cui questa riserva naturale viene conservata alcune volte non sembra delle migliori, cartelli informativi assenti o molto vecchi, un po’ di sporcizia qua e la… però la bellezza e la varietà dei luoghi compensa in pieno la visita.

IL PONTE “TIBETANO” (NON FATELO!!)
Procedendo tra le varie strade sterrate all’interno del parco mi rendo conto che non c’è modo di proseguire ad ovest senza attraversare un fiume che si trova sul mio percorso (il fiume si chiama “Aliacmone”). Sul navigatore non vedo ponti disponibili per l’attraversamento… il primo a disposizione è nell’entroterra, quindi rientro qualche km per utilizzare il ponte indicatomi dal navigatore.
Procedo sull’argine del fiume, non sapendo di quale scherzo mi avesse riservato il destino per il solo fatto di aver messo l’opzione “percorso a piedi”… il “ponte” ad un certo punto mi si mostra in tutta la sua bellezza e inquietudine. Un vecchio ponte ferroviario in ferro arrugginito con travi di legno, in completo stato di abbandono che io ho soprannominato “Ponte Tibetano”, in memoria di un vecchio film, a testimonianza della difficoltà di attraversamento.

Tra una traversina e l’altra non c’è nulla, sotto il fiume, alcuni punti del ponte di cui non vedo la fine sono invasi da piante. So che avrei dovuto tornare indietro e non rischiare di trovarmi in spiacevoli situazioni tanto più perchè sono solo. Però ammetto che non ho saputo resistere al fascino di questo ponte che mi rimanda indietro nel tempo al 1800: “Si lo attraverso!”. Se vi capita non fatelo… a meno che non subiate anche voi il fascino di questa opera e il desiderio di ignoto che porta con se.
Verifico la possibilità di passare sopra con la bici al seguito (ovviamente non in sella, sarebbe impossibile!). Le traversine sembrano stabili, in realtà qualcuna non lo è ma le verifico mano a mano prima di spostarmici sopra con il peso. Complessivamente sarà stato lungo 4 o 500 metri ma ci ho impiegato circa un’ora per completarlo perchè procedo molto lentamente.
Credo di non aver fatto nulla di troppo speciale… e di aver rischiato forse più del dovuto però credetemi… è stato veramente emozionante!

ARRIVO A METONI E FINE PRIMA TAPPA
Superato il ponte Tibetano e soddisfatto per la riuscita della traversata, procedo su strade secondarie per tornare sulla costa.
In questa zona le strade sono poco frequentate e in discreto stato quindi il tragitto è piacevole. Devo cercare un posto per la sera… indeciso se mettermi alla ricerca di una stanza, un campeggio o qualcosa del genere, mi si mostra all’improvviso una piccola spiaggia con un ombrellone in legno. Lo scenario è surreale, sembra un piccolo angolo di quiete perfetto per le mie esigenze. Vicino c’è un molo con alcuni pescherecci… Mi accampo qui per la notte! 🙂 Poche centinaia di metri prima ci sono alcuni ristorantini tipici con i tavoli a pochi metri dalla riva… ottimo per rifocillarmi un po’ prima di piantare la tenda nella mia spiaggetta privata (ma solo per oggi).
Come primo giorno non posso lamentarmi!

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